L'educazione finanziaria vista da un consulente insolente

Educazione finanziaria

Ci avete fatto caso che tutti i consulenti oggi parlano di educazione finanziaria e di gestione del denaro? Di attivi e passivi? 

Quando parliamo di educazione finanziaria noi del “mestiere” facciamo riferimento alla capacità di generare attivi dall’impiego di denaro e, alla capacità di gestire il denaro nelle scelte quotidiane. Sempre più consulenti oggi cercando  di avvicinare a sé potenziali clienti parlando di temi che sono importanti, che potenzialmente rientrano nella c.d. educazione finanziaria, ma che affrontano temi differenti da quelli su citati. Mi riferisco a temi come fondi pensione, polizze vita, gestione del risparmio, temi che sono importanti ma che vanno cauti sul circuito impiego e generazione di attivi.

Quando si crea una pianificazione finanziaria per un individuo si tende subito a far capire lui quanto sia importante avere un salvagente nel caso di burrasche e forti tempeste, c’è l’abitudine di inserire nella narrazione commerciale temi come inflazione o pensioni che “per noi giovani è un miraggio”. Ebbene questi temi scaldano il cuore ma non risolvono i problemi di un’attenta pianificazione finanziaria perché oggi le famiglie sono: indebitate, incapaci di gestire il denaro, più preoccupate del presente che del futuro. Se un consulente vuol parlare di educazione finanziaria deve partire dal conoscere le abitudini dell’individuo e non pensare alla sua tasca. La diffidenza con la quale trattano certi argomenti è strettamente correlata con la loro educazione finanziaria, ma d’altronde una famiglia che “fatica ad arrivare a fine mese” come vuoi che ti dia 50€ al mese per proteggere il proprio potere d’acquisto tra 30 anni?

La vera esigenza dell’individuo è pertanto conoscere in che modo deve essere impiegato il denaro per generare valore, quindi quali errori sta commettendo l’individuo nella gestione quotidiana delle entrate a sua disposizione e che lo allontanano dal mettere in sicurezza se stesso e la proprio famiglia da eventi futuri ed incerti.

Se lo scopo dell’educazione finanziaria è far conoscere come gestire il denaro e come impiegarlo al fine di generare attivi ebbene il consulente deve finirla di essere “insolente” e pensare alla propria tasca bensì avere comprensione delle abitudini dell’individuo. Cercare di capire dove finiscono le entrate che ha a disposizione, perché tende a scegliere voci di spesa piuttosto che di investimento, qual’è il background di provenienza in materia di denaro. Una volta compresi questi aspetti il consulente saprà certamente fornire gli strumenti per intraprendere una pianificazione finanziaria, fino ad allora l’educazione finanziaria è una bella trovata di marketing.

Quanto forte potrà essere il potere decisionale di una famiglia che ha eliminato le spese superflue, che ha ridotto le uscite variabili e che può quindi contare su una base che le permette di poter fare differenti scelte? Quanto potere in più potrà acquisire un consulente che è riuscito nell’arduo compito di spiegare il denaro ad una persona che fino a ieri lo sperperava? Quanto grato sarà al consulente l’individuo stesso?

Fino a quando il consulente continua a sensibilizzare l’individuo verso una scelta di un prodotto, di uno strumento ma, l’individuo stesso non è educato all’utilizzo del denaro, il consulente sarà sempre più insolente ricorrendo a mezzi e stratagemmi per convincere l’individuo a comprare il suo consiglio, il suo prodotto, il suo servizio.