Erano anni che la FED non aumentava i tassi di interesse. Il periodo immediatamente il covid ha scatenato le politiche monetarie di tutte le banche centrali per combattere l’aumento sproporzionato dell’inflazione. Oggi nel 2026 l’inflazione continua a non scendere come vogliono le grandi economie ma il motivo non è più la pandemia bensì il caro energia dovuto a circostanze geo-politiche che difficilmente si risolveranno in tempi brevi.
L’aumento dei tassi di interesse è sicuramente la ragione per cui gli investitori si motivano per seguire i corsi dei loro asset, non è un caso infatti che i volumi negoziati aumentano proprio in procinto di news che hanno la capacità di creare fortissime oscillazioni delle quotazioni. Le politiche monetarie siano esse restrittive o espansive a seconda della congiuntura economica, suscitano sempre l’interesse dei trader poiché, potendo contare su un mercato bidirezionale, possono cogliere opportunità sia nel lato dell’acquisto che nel lato opposto della vendita, quello che in gergo finanziario si chiama short selling.
A tenere banco nell’ultima settimana, dopo il dato americano sulla politica monetaria, è stata la quotazione della coppia USDJPY il cui corso è molto seguito dagli investitori sia nel comparto FOREX quanto al mercato azionario ed il motivo lo andiamo ad approfondire di seguito.
Partiamo dal grafico USDJPY:
Il grafico mostra l’andamento della coppia valutaria in TF mensile da cui si evince come la soglia piscologica dei 160 ha sempre avuto un contenuto informativo non solo per i trader ma anche per il Board giapponese che, sulla base delle quotazioni della valuta principale può decidere di modificare le politiche di apprezzamento e/o deprezzamento della stessa con conseguenze sull’andamento economico della nazione stessa.
L’attuale contesto vede un problema di inflazione a livello globale, ma vede anche un problema potenziale di finanziamento poiché, dal lato economico un aumento dei tassi rende meno conveniente assumere prestiti per finanziare le proprie attività. Il cambio dollaro/yen è un ottimo termometro della liquidità e della propensione al rischio perché lo Yen Giapponese non solo viene considerata valuta di rifugio, ma anche valuta di finanziamento del “Carry Trade“ e questo rende USDJPY in indicatore INTERMARKET.
Il meccanismo è il seguente:
tassi giapponesi bassi quindi prendo in prestito somme di denaro in yen giapponesi e reinvesto quanto acquisito come finanziamento in asset con maggiore rendimento come azioni, obbligazioni ecc.. quindi: JPY debole / USDJPY ↑ → carry trade favorevole → ambiente spesso “risk-on” → supporto agli asset rischi.
Oggi venerdì 18 settembre 2026, la BOJ ha alzato a 1,25% il tasso di interesse, livello più alto degli ultimi 31 anni e ciò capita proprio quando il cambio USDJPY si trova ad una quotazione intorno ai 160.
Quando la BOJ diventa più restrittiva o i rendimenti americani scendono, la relazione tende a rompersi ed il carry trade diventa meno conveniente. Gli investitori allora si muovono al contrario: vendono asset → vendono USD → ricomprano JPY → USD/JPY ↓. Il mercato finanziario si muove a leva, vuol dire che le posizioni sono molto grandi ed i movimenti che si alimentano hanno un impatto molto forte. Un dollaro/yen che scende genera un aumento delle perdite degli short di JPY che provoca la chiusura a sua volta di altre posizioni e di altri asset.
Le correlazioni sono molto evidenti tra i vari mercati, ma possono cambiare nel tempo o reagire allo stesso fattore in modi differenti ad esempio: rendimenti americani in discesa perché il mercato prezza un taglio del tasso FED può esserci un USDJPY in discesa perché diminuisce il vantaggio dei tassi USA.
Una quotazione psicologica del USDJPY a 160 permette agli investitori di gestire e capire l’asset allocation. Il carry trade è una determinante importante. In settimana la Fed porta da 3,75% a 4% il tasso FED; oggi la BOJ porta da 1% a 1,25% il tasso interno, il carry trade rimane identico, ma i mercati possono muoversi diversamente a seconda che scontino o meno in anticipo le notizie.
A quotazione 160 lo Yen tende a rafforzarsi perché ci sono vendite livelli di carry trade vengono chiusi (anche se rimane stabile il differenziale come visto su), lo yen quindi tende a rafforzarsi perché anche valuta rifugio; nel contesto attuale di inflazione gli investitori vogliono anche proteggersi, dollaro/yen scende e ciò diventa pericoloso per l’azionario. Se molti trader sono short sullo yen e long su asset ad alto rischio nasce un effetto domino:
USD/JPY ↓ → JPY ↑ → perdite sui carry trade → chiusura posizioni → vendita azioni → ulteriore acquisto JPY → USD/JPY ↓↓
Uno Yen molto debole rende costose le importazioni
